OLTRE IL VOTO, DENTRO L’ ANIMA L’insegnante come guida alla crescita integrale.

Ciao a tutti e benvenuti nel nostro spazio di riflessione!

Quante volte, pensando alla scuola, la prima cosa che ti viene in mente sono i voti, le interrogazioni, i compiti in classe? È naturale, fanno parte del percorso. Ma se ti dicessimo che c'è molto, moltissimo di più? Oggi vogliamo portarti di: "OLTRE IL VOTO, DENTRO L'ANIMA", esplorando il ruolo fondamentale dell'insegnante non solo come trasmettitore di conoscenze, ma come vera e propria guida alla crescita integrale di ogni studente.

In questo post, ti immergerai nella visione dell'alunno come persona completa, con le sue emozioni, i suoi talenti nascosti e le sue sfide uniche. Parleremo della grande responsabilità che noi insegnanti abbiamo nel promuovere non solo l'apprendimento delle materie, ma anche e soprattutto lo sviluppo umano a 360 gradi. Ci chiediamo come la valutazione possa trasformarsi da mero giudizio numerico uno strumento potente per accompagnare e valorizzare il percorso di crescita di ciascuno.

Sei pronto/a a guardare l'educazione con occhi diversi? Continua a leggere per scoprire come puoi fare la differenza, un'anima alla volta!

 

La storia dell'educazione, spesso scandita da cambiamenti nei metodi pedagogici e nei contenuti curriculari, rivela una narrazione più profonda e profonda: l'evoluzione della comprensione dello studente come persona completa e la responsabilità dell'insegnante nel promuovere non solo l'apprendimento, ma lo sviluppo umano integrale. Questo viaggio, che racchiude la filosofia di "OLTRE IL VOTO, DENTRO L'ANIMA" – "Oltre il voto, dentro l'anima" – pone l'insegnante come guida alla crescita olistica, sfidando la visione tradizionale, spesso riduttiva, dell'educazione. È una storia intrecciata attraverso millenni, che riflette la continua ricerca dell'umanità per definire la conoscenza, lo scopo e l'essenza stessa dell'essere.

 

Per gran parte dell'antichità, in particolare nelle civiltà fondative come quelle dell'antica Grecia e di Roma, l'istruzione era intrinsecamente legata allo sviluppo della persona "nella sua interezza", sebbene spesso all'interno di specifici strati sociali. Ad Atene, ad esempio, l'ideale della paideia comprendeva non solo la formazione intellettuale in retorica, filosofia e matematica, ma anche l'abilità fisica, il carattere morale e la virtù civica. L'Accademia di Platone, pur essendo rigorosa nelle sue attività intellettuali, mirava a coltivare re-filosofi, individui le cui facoltà razionali erano affinate per servire la polis con saggezza e giustizia. Anche Aristotele enfatizzava la coltivazione dell'arete (eccellenza o virtù) attraverso l'abitudine e la deliberazione razionale, vedendo l'istruzione come mezzo per raggiungere l'eudaimonia (fioritura umana). L'insegnante, che fosse un precettore privato, un sofista o un filosofo, era più di un istruttore: era un mentore, che plasmava i giovani attraverso il logos (discorso ragionato) e l'ethos (esempio morale). Questa comprensione precoce, profondamente radicata nel patrimonio culturale e spirituale di queste società, riconosceva che la conoscenza era inseparabile dal carattere e dal ruolo di ciascuno nella comunità. La vita quotidiana e la sussistenza dell'élite implicavano una costante interazione tra ricerca intellettuale, allenamento fisico e impegno civico, il tutto guidato da educatori consapevoli del loro ruolo di formatori di anime, non solo di menti.

 

La tradizione romana, sebbene più pragmatica e incentrata sull'abilità oratoria e sulla conoscenza giuridica, valorizzava anche lo sviluppo del carattere. Quintiliano, nella sua Institutio Oratoria, delineò un sistema educativo progettato per formare "l'uomo buono e abile nell'oratoria", enfatizzando l'integrità morale insieme alla brillantezza retorica. Il pater familias svolgeva un ruolo cruciale, assumendosi spesso le responsabilità educative iniziali, sottolineando ulteriormente l'integrazione dell'apprendimento nel tessuto della vita quotidiana e dei valori familiari. La dimensione spirituale, sebbene forse meno apertamente filosofica che in Grecia, era comunque presente nell'enfasi sulla pietas (dovere, devozione) e sulla responsabilità civica, spesso intrecciate con rituali e tradizioni religiose.

 

Con l'avvento e la diffusione del cristianesimo, in particolare durante l'Alto Medioevo, il fulcro dell'educazione cambiò, ma l'ideale olistico persistette, sebbene reinterpretato attraverso una lente teologica. Le scuole monastiche divennero centri di apprendimento, dove la coltivazione dell'anima per la salvezza aveva la precedenza. Il curriculum, spesso incentrato sul Trivio (grammatica, retorica, dialettica) e sul Quadrivio (aritmetica, geometria, astronomia, musica), non mirava semplicemente all'arricchimento intellettuale, ma alla comprensione della verità divina e alla vita virtuosa. L'insegnante, tipicamente un monaco o un chierico, fungeva da guida spirituale, interpretando le Scritture e promuovendo la pietà. Questo periodo, caratterizzato da una profonda integrazione del patrimonio spirituale nella vita quotidiana, vedeva l'educazione come un percorso verso la purificazione morale e la comunione divina. L'atto stesso di copiare manoscritti, un elemento fondamentale della vita monastica, era visto come una pratica devozionale, che intrecciava la sussistenza (il sostentamento del monastero) con la crescita spirituale e la conservazione della conoscenza.

 

Il Rinascimento segnò un rinnovato interesse per l'umanesimo classico, spostando l'enfasi da preoccupazioni puramente teologiche allo sviluppo del pieno potenziale umano dell'individuo. Figure come Vittorino da Feltre fondarono scuole in cui educazione fisica, educazione morale e studi classici erano integrati, con l'obiettivo di formare individui completi in grado di contribuire alla società. Emerse il concetto di uomo universale , che incarnava l'ideale di competenza in vari campi, dalle arti e dalle scienze alla filosofia e all'abilità fisica. Si trattava di un'eco diretta dell'antica paideia , adattata a una nuova era. Il ruolo dell'insegnante si espanse fino a comprendere un più ampio spettro di esperienze umane, andando oltre l'istruzione puramente spirituale o intellettuale per nutrire la persona nella sua completezza all'interno di un quadro più laico, ma comunque moralmente consapevole.

 

L'Illuminismo, con la sua enfasi sulla ragione e sulla ricerca scientifica, portò sia progressi che sfide a questa visione olistica. Pur promuovendo il pensiero critico e l'autonomia individuale, gettò anche le basi per una visione più compartimentata della conoscenza e, per estensione, dell'istruzione. L'ascesa della scuola pubblica e dei programmi di studio standardizzati, spinti dalla necessità di una popolazione alfabetizzata e di una forza lavoro qualificata, spesso diede priorità a risultati misurabili e all'acquisizione di fatti discreti. Il "voto", o valutazione quantificabile, iniziò la sua ascesa alla ribalta, spesso a scapito di aspetti meno tangibili dello sviluppo umano. Questo periodo vide un graduale distacco dell'istruzione dalle correnti più profonde del patrimonio culturale e spirituale, mentre i programmi di studio divennero sempre più secolarizzati e focalizzati sull'utilità.

 

Tuttavia, anche in mezzo a questo cambiamento, emersero voci discordanti e filosofie alternative, gettando le basi per la moderna rivalutazione della crescita integrale. Il movimento romantico, ad esempio, sottolineò l'importanza delle emozioni, dell'immaginazione e dello spirito unico del bambino, influenzando educatori come Johann Heinrich Pestalozzi e Friedrich Froebel, che sostenevano l'apprendimento incentrato sul bambino e lo sviluppo del potenziale innato. Il loro lavoro iniziò a reintrodurre l'idea che l'educazione dovesse nutrire l'"anima" insieme all'intelletto, riconoscendo le fasi di sviluppo e i bisogni unici dei bambini.

 

Il XX secolo ha visto una più decisa resistenza filosofica alle tendenze riduzioniste in ambito educativo. John Dewey, figura cardine del pragmatismo americano, ha profondamente influenzato il pensiero pedagogico sostenendo l'educazione come un processo di esperienza e ricostruzione continua. Per Dewey, l'apprendimento non era semplicemente l'assorbimento di fatti, ma un impegno attivo con il mondo, che promuoveva il pensiero critico, la risoluzione dei problemi e l'intelligenza sociale. Egli sosteneva il principio dell'"imparare facendo", integrando l'esperienza pratica con lo sviluppo intellettuale, colmando così il divario tra istruzione e vita quotidiana. La sua filosofia sottolineava implicitamente l'idea che un voto da solo non potesse catturare la profondità dell'apprendimento di uno studente o la sua crescita come individuo e come cittadino.

 

Contemporaneamente, i movimenti filosofici europei arricchirono ulteriormente questo discorso. Edmund Husserl e Martin Heidegger, attraverso la fenomenologia, enfatizzarono l'esperienza soggettiva della coscienza e dell'essere-nel-mondo. Il loro lavoro, sebbene non direttamente pedagogico, fornì una profonda base filosofica per comprendere lo studente come soggetto attivo e creatore di significato, piuttosto che come destinatario passivo di informazioni. Questa prospettiva evidenzia che il modo in cui gli studenti arrivano a conoscere se stessi, i propri valori e il proprio posto nel mondo è cruciale quanto ciò che sanno. Gli esistenzialisti, come Jean-Paul Sartre e Albert Camus, sottolinearono ulteriormente la libertà individuale, la responsabilità e la ricerca di significato in un mondo privo di uno scopo intrinseco. Sebbene le loro filosofie potessero essere viste come una sfida alle strutture tradizionali, invocavano implicitamente un'educazione che consentisse agli individui di affrontare questioni esistenziali, fare scelte autentiche e assumersi la responsabilità del proprio sviluppo.

 

Queste correnti filosofiche convergevano per sfidare la visione ristretta dello studente come tabula rasa o mero contenitore di conoscenza. Aprirono la strada alla comprensione dell'apprendimento come un processo attivo, esperienziale e soggettivo, profondamente intrecciato con il contesto sociale e l'esistenza individuale. È in questo panorama intellettuale che l'imperativo contemporaneo per un'educazione olistica trova le sue radici più forti.

 

Questa rivalutazione ci porta ai concetti fondamentali che definiscono "OLTRE IL VOTO, DENTRO L'ANIMA": valutazione formativa, empatia ed educazione ai valori. Queste non sono semplici tecniche pedagogiche, ma rappresentano un cambiamento epistemologico fondamentale nel modo in cui intendiamo l'acquisizione e la giustificazione della conoscenza.

 

La valutazione formativa, concepita all'interno di questo quadro olistico, è molto più di un semplice quiz di metà semestre. Rappresenta un cambiamento epistemologico, che considera la valutazione non come un giudizio finale, ma come un processo continuo e iterativo di costruzione e perfezionamento della conoscenza. Va oltre la semplice domanda "cosa sanno gli studenti" per approfondire "come" apprendono, come giustificano la loro comprensione e come integrano le nuove informazioni nei loro quadri cognitivi esistenti. Questo approccio promuove la metacognizione – la consapevolezza e la comprensione dei propri processi di pensiero – e l'autoregolazione, consentendo agli studenti di diventare partecipanti attivi nel loro percorso di apprendimento. È un dialogo continuo tra studente e insegnante, in cui il feedback è uno strumento di crescita, non solo una misura del rendimento. In questo contesto, il voto diventa un dato, non l'arbitro ultimo dell'apprendimento o del valore umano. Permette l'integrazione delle esperienze di vita quotidiana nell'apprendimento, mentre gli studenti riflettono sulla loro applicazione delle conoscenze in vari contesti, adattando e perfezionando costantemente la loro comprensione.

 

L'empatia, da una prospettiva epistemologica, diventa un elemento fondamentale della conoscenza stessa. È la capacità di comprendere e condividere i sentimenti altrui che, applicata all'apprendimento, si traduce nella capacità di cogliere prospettive diverse, mettendo in discussione i propri presupposti e ampliando gli orizzonti cognitivi. Un insegnante empatico coltiva un ambiente di classe in cui molteplici punti di vista non sono solo tollerati, ma attivamente valorizzati, promuovendo la "comprensione intersoggettiva" e la costruzione collaborativa della conoscenza. Questo contrasta nettamente con un modello autoritario in cui viene dispensata una verità singolare e autorevole. In un mondo caratterizzato da complesse sfide globali, la comprensione di diverse eredità culturali, sociali e spirituali diventa fondamentale. L'empatia fornisce agli studenti gli strumenti per affrontare queste complessità, per interagire criticamente con informazioni provenienti da diverse fonti e per apprezzare le sfumature dell'esperienza umana. È un'abilità cruciale per comprendere le narrazioni storiche altrui, per partecipare a dibattiti etici e per promuovere un senso di cittadinanza globale.

 

Infine, l'educazione ai valori sfida direttamente un'epistemologia puramente cognitiva, affermando che "conoscere" non è neutrale rispetto ai valori. Essa va oltre la conoscenza descrittiva per arrivare alla comprensione prescrittiva, guidando gli studenti a giustificare i principi morali, comprenderne le implicazioni e integrarli nelle loro azioni. Questo approccio va oltre la semplice trasmissione di un elenco di virtù; promuove il ragionamento etico critico, incoraggiando gli studenti ad affrontare dilemmi morali e a sviluppare un solido quadro etico. Ciò è particolarmente vitale in un'epoca di rapidi cambiamenti tecnologici e complesse questioni sociali, in cui gli studenti devono essere preparati a fare scelte responsabili. L'educazione ai valori è intrinsecamente connessa al patrimonio culturale e spirituale, poiché i quadri etici spesso emergono da queste tradizioni profondamente radicate. Incoraggia gli studenti a esplorare le dimensioni morali della vita quotidiana, dalle interazioni personali alle responsabilità globali, plasmando così il loro carattere e guidando le loro azioni nel mondo.

 

L'insegnante, in questo ruolo ampliato, si trasforma in una "guida epistemologica", adempiendo a un dovere deontologico radicato nelle filosofie umanistiche, volto a promuovere lo sviluppo umano integrale dello studente, non solo l'apprendimento accademico. Questo dovere si estende alla coltivazione di virtù come il pensiero critico, l'umiltà intellettuale, l'empatia e il ragionamento etico. Attraverso la valutazione formativa per l'autoregolazione epistemologica, gli insegnanti incoraggiano gli studenti a diventare architetti attivi del proprio apprendimento, sviluppando competenze metacognitive e solidi quadri cognitivi attraverso la pratica riflessiva e il feedback guidato. E promuovendo l'empatia e i valori per un'epistemologia socialmente responsabile, gli insegnanti forniscono agli studenti gli strumenti per interagire criticamente con le informazioni, comprendere le implicazioni etiche e sviluppare un senso di responsabilità nell'uso della conoscenza, promuovendo un approccio alla comprensione collettivo e moralmente consapevole.

 

L'enfasi contemporanea sulla crescita integrale riflette un più ampio cambiamento culturale che valorizza il benessere, l'intelligenza emotiva e la cittadinanza etica. Il modello educativo tradizionale, incentrato sui fatti, è sempre più considerato insufficiente per affrontare le sfide moderne come la disinformazione, la polarizzazione sociale e i complessi dilemmi etici posti dai progressi scientifici e tecnologici. Sebbene permangano preoccupazioni pratiche come il sovraccarico curriculare, la soggettività percepita dei valori e la difficoltà nel misurare gli aspetti qualitativi della crescita, la visione olistica sostiene che la crescita integrale non è un'"aggiunta", ma una "lente" attraverso cui osservare l'intero curriculum. Le considerazioni etiche ed empatiche non sono materie separate, ma sono integrate nelle discipline esistenti, rendendo l'apprendimento più significativo e rilevante per la vita degli studenti. Sebbene la misurazione diretta dell'empatia rimanga difficile, il suo impatto sul coinvolgimento degli studenti, sul pensiero critico e sulla responsabilità sociale può essere valutato qualitativamente attraverso l'osservazione, la riflessione e l'apprendimento basato su progetti.

 

In conclusione, il percorso dall'antica paideia alla moderna educazione integrale rivela una persistente aspirazione umana: educare la persona nella sua interezza. "OLTRE IL VOTO, DENTRO L'ANIMA" rappresenta il culmine di questo percorso storico, che richiede una comprensione epistemologica ampliata dell'educazione. Posiziona l'insegnante come una guida cruciale nello sviluppo non solo di ciò che gli studenti sanno, ma anche di come arrivano a conoscere se stessi, gli altri e il loro ruolo in un mondo complesso e interconnesso. Questa narrazione, profondamente radicata nell'evoluzione storica del pensiero pedagogico e del patrimonio culturale, ci ricorda che la vera misura dell'educazione non risiede nei voti, ma nella formazione di esseri umani completi, empatici ed eticamente responsabili.

 

In sintesi

Questo articolo traccia la storia dell'educazione, evidenziando come la comprensione dello studente e il ruolo dell'insegnante si sono evoluti attraverso i millenni, con particolare enfasi sull'ideale di "educare la persona nella sua interezza". Partendo dall'antica Grecia e Roma, dove l'istruzione mirava allo sviluppo olistico (intellettuale, fisico, morale, civico), passando per il Medioevo con la sua lente teologica che integrava la salvezza dell'anima, e il Rinascimento che riscoprì l'uomo universale, il percorso storico mostra una tensione costante tra l'educazione completa e approcci più riduzionisti. L'Illuminismo, pur promuovendo il pensiero critico, introdusse una visione più compartimentata, focalizzata su risultati misurabili e sul "voto". Tuttavia, voci come quelle di Pestalozzi, Froebel, Dewey e filosofi fenomenologici ed esistenzialisti hanno progressivamente sfidato questa visione limitata, spianando la strada verso un rinnovato interesse per l'educazione olistica nel XX secolo. Il documento culmina con la presentazione del concetto "OLTRE IL VOTO, DENTRO L'ANIMA", che si basa sulla valutazione formativa, l'empatia e l'educazione ai valori, ridefinendo l'insegnante come "guida epistemologica" e l'apprendimento come un processo attivo, socialmente responsabile e moralmente consapevole, mirando alla formazione di individui completi ed eticamente responsabili.

  • Dettagli Salienti
  • Evoluzione del Ruolo dell'Insegnante e dello Studente: L'insegnante è passato dall'essere un mentore che plasmava i giovani attraverso il logos e l' ethos nell'antichità, a una guida spirituale nel Medioevo, a un formatore dell'uomo universale nel Rinascimento, fino a diventare una "guida epistemologica" contemporanea che promuove lo sviluppo umano integrale oltre il mero apprendimento accademico. Lo studente, inizialmente visto come una persona completa da formare in ogni aspetto, è stato talvolta ridotto a un "recipiente di conoscenza" o una "tabula rasa", ma le filosofie moderne lo riconoscono come soggetto attivo, creatore di significato e protagonista del proprio percorso di apprendimento.
  • Progressione Filosofica dell'Educazione: La narrazione avanza cronologicamente attraverso le epoche, mostrando come le filosofie dominanti (paideia greca, pragmatismo romano, teologia cristiana, umanisimo rinascimentale, razionalismo illuminista, romanticismo, pragmatismo di Dewey, fenomenologia ed esistenzialismo) hanno influenzato la concezione dell'educazione e la sua finalità, culminando nell'approccio olistico contemporaneo.
  • Dettagli di Costruzione del Mondo Educativo: Il testo descrive i contesti educativi chiave di ogni epoca, come l'Accademia di Platone, le scuole monastiche medievali, le scuole umanistiche del Rinascimento (es. Vittorino da Feltre), e l'ascesa della scuola pubblica nell'Illuminismo, mostrando come queste istituzioni hanno riflettuto e plasmato le diverse visioni pedagogiche.
  • Elementi Tematici Centrali:
    • Educazione Olistica vs. Riduzionismo: Il tema principale è la tensione tra l'ideale di educare la "persona nella sua interezza" (paideia, uomo universale, crescita integrale) e le tendenze riduzioniste che compartimentano la conoscenza e si focalizzano su risultati misurabili (il "voto").
    • Il Significato del "Voto": Il "voto" è presentato come un simbolo della valutazione quantificabile che ha guadagnato importanza nell'Illuminismo, spesso a scapito di aspetti meno tangibili dello sviluppo umano, e che il modello "OLTRE IL VOTO" intende superare.
    • Integrazione di Corpo, Mente e Anima/Spirito: Fin dall'antichità, l'educazione ha cercato di integrare formazione intellettuale, abilità fisica, carattere morale e virtù civica, con una dimensione spirituale/teologica prominente in alcune epoche, e un ritorno a questa integrazione nel concetto moderno di crescita integrale.
    • Valutazione Formativa come Cambiamento Epistemologico: La valutazione formativa non è solo una tecnica, ma un cambiamento nel modo di intendere la conoscenza, promuovendo la metacognizione e l'autoregolazione, e considerando il feedback come strumento di crescita.
    • L'Empatia come Fondamento della Conoscenza: L'empatia è presentata come una capacità cruciale per comprendere diverse prospettive, mettere in discussione i propri presupposti e costruire la conoscenza in modo collaborativo, fondamentale per affrontare le sfide globali.
    • L'Educazione ai Valori come Guida all'Azione: L'educazione ai valori sfida l'epistemologia puramente cognitiva, affermando che il "conoscere" non è neutrale rispetto ai valori e promuove il ragionamento etico critico per guidare le azioni degli studenti.
    • Il Patrimonio Culturale e Spirituale: Il testo sottolinea come il patrimonio culturale e spirituale abbia sempre fornito il contesto ei quadri etici per l'educazione, influenzando profondamente la comprensione del ruolo dell'individuo nella comunità e nel mondo.

 

Attività per insegnanti DOCENS.STORE

Il cerchio del dialogo etico e delle prospettive"

Concetti chiave integrati: Empatia (comprensione intersoggettiva), Educazione ai Valori (ragionamento etico critico), Valutazione Formativa (del processo di discussione e riflessione).

Descrizione: Questa idea si concentra sulla creazione di uno spazio regolare e strutturato in classe per il dialogo su dilemmi etici, eventi attuali, testi complessi o situazioni problematiche che richiedono l'esplorazione di molteplici prospettive e valori. L'obiettivo non è trovare una "risposta giusta", ma sviluppare la capacità di articolare il proprio pensiero, ascoltare attivamente, comprendere punti di vista divergenti e riconoscere le implicazioni etiche delle diverse posizioni.

Come funziona in classe:

  1. Frequenza e formato: Si dedica un'ora a settimana/quindicina al "Cerchio del Dialogo". I banchi vengono disposti in cerchio per favorire un'atmosfera di parità e inclusione.
  2. Selezione dei temi: I temi possono essere tratti dal curriculum (es. un dilemma morale in un testo storico o letterario, le implicazioni etiche di una scoperta scientifica), da eventi di attualità (opportunamente mediati dall'insegnante) o proposti dagli studenti stessi.
  3. Ruolo dell'Insegnante (la "Guida"): L'insegnante non è un giudice o un dispensatore di verità, ma un facilitatore che pone domande aperte, incoraggia tutti a partecipare, garantisce il rispetto reciproco e riassume periodicamente i punti emersi per mantenere la discussione focalizzata. L'insegnante modella l'ascolto empatico e il pensiero critico.
  4. Fasi del dialogo:
    • Presentazione del dilemma/tema: L'insegnante o uno studente presenta brevemente la situazione.
    • Riflessione individuale silenziosa: Gli studenti hanno qualche minuto per riflettere individualmente e prendere appunti sulle loro prime reazioni, domande o argomentazioni.
    • Condivisione iniziale: Ogni studente ha la possibilità di condividere un pensiero iniziale o una domanda, senza interruzioni.
    • Discussione approfondita: Si apre il dialogo, con l'insegnante che guida con domande come: "Quali valori sono in gioco qui?", "Qualcuno vede una prospettiva diversa?", "Come ti sentiresti se fossi nella posizione di X?", "Quali potrebbero essere le conseguenze a lungo termine di questa scelta?".
    • Sintesi e riflessione finale: Alla fine, l'insegnante aiuta a riassumere le diverse prospettive emerse e invita gli studenti a riflettere su come il dialogo ha ampliato la loro comprensione o ha messo in discussione le loro certezze.
  5. Valutazione formativa del processo:
    • La "valutazione" si concentra sulla partecipazione qualitativa: la capacità di ascoltare, di porre domande pertinenti, di argomentare con rispetto, di riconoscere la complessità e di mostrare empatia per i punti di vista altrui.
    • Si possono utilizzare griglie di auto-valutazione o peer-assesment sul processo di discussione (es. "Ho ascoltato attivamente?", "Ho cercato di capire il punto di vista degli altri?", "Ho contribuito in modo costruttivo?"). Il feedback dell'insegnante si concentra sul miglioramento delle abilità di dialogo e di pensiero etico, non sulla "correttezza" delle opinioni.

Benefici attesi:

  • Empatia profonda: Allenare gli studenti a mettersi nei panni degli altri, a comprendere la complessità delle motivazioni umane ea valorizzare la "comprensione intersoggettiva".
  • Educazione ai valori: Promuove il ragionamento etico critico, la capacità di affrontare dilemmi morali e di giustificare i propri principi in un contesto di confronto.
  • Pensiero critico e comunicazione: Sviluppare abilità di argomentazione, ascolto attivo e comunicazione efficace, essenziali per la cittadinanza globale.
  • Clima di classe: Crea un ambiente di fiducia e rispetto, dove le diverse opinioni sono accolte come opportunità di crescita, non come minacce.

Bibliografia visiva

GHEDIN ELISABETTA, Felice di conoscere, insegnamento inclusivo e positivo a scuola, Liguori, 2017

"Felici di imparare" di Elisabetta Ghedin pone una domanda fondamentale: perché le scuole dovrebbero preoccuparsi del benessere dei propri studenti? E ​​apprendimento e felicità possono davvero andare di pari passo? Questo libro suggerisce che non solo sono collegati, ma sono essenziali per un'istruzione veramente efficace. Propone che creando ambienti di apprendimento che promuovano il benessere, possiamo aiutare bambini e ragazzi a prosperare.

Il lavoro di Ghedin non è solo un pio desiderio; è il risultato di anni di ricerca e riflessione, con l'obiettivo di porre il benessere educativo al centro dell'esperienza scolastica di tutti. Per costruire la sua tesi, attinge a un'ampia gamma di idee. Dalla filosofia, si riallaccia al concetto aristotelico di eudaimonia, che descrive uno stato di prosperità umana o di benessere, piuttosto che una semplice felicità momentanea. Quest'antica idea suggerisce che il vero benessere deriva dal vivere una vita virtuosa e con uno scopo, che l'istruzione può certamente sostenere.

Partendo dall'economia, Ghedin esplora l'"approccio delle capacità" di Amartya Sen. Questa prospettiva enfatizza ciò che le persone sono realmente in grado di fare e di essere – le loro reali opportunità e libertà – piuttosto che concentrarsi solo sulle risorse o sul reddito. In un contesto educativo, ciò significa garantire che gli studenti abbiano le capacità per apprendere, partecipare e realizzare il proprio potenziale, piuttosto che limitarsi a fornire accesso alle scuole.

Infine, dalla psicologia, integra le intuizioni della Psicologia Positiva, un campo di ricerca fondato da ricercatori come Martin Seligman ed Ed Diener. Quest'area di studio si concentra sui punti di forza, sulle virtù e sui fattori che contribuiscono a una vita appagante, andando oltre il semplice trattamento delle malattie mentali e promuovendo attivamente la salute mentale e la felicità.

Combinando queste diverse prospettive, Ghedin costruisce una comprensione completa del benessere. Ascolta anche ciò che i giovani stessi affermano di aver bisogno e di volere dalla loro istruzione. Sulla base di tutte queste intuizioni, propone un quadro inclusivo chiamato "Universal Design for Learning" (UDL). L'UDL è un approccio educativo che mira a rendere l'apprendimento accessibile e coinvolgente per tutti gli studenti, offrendo loro molteplici modalità di interazione con i contenuti, ricezione di informazioni e dimostrazione delle proprie conoscenze. È progettato per essere flessibile e adattabile, riconoscendo che ogni studente apprende in modo diverso.

Questo quadro si allinea perfettamente con i principi che promuovono l'insegnamento inclusivo e l'apprendimento positivo, portando infine a quello che Ghedin definisce un "modo felice di insegnare". Il libro sfida gli educatori a riconsiderare le proprie pratiche, suggerendo che, quando gli studenti si sentono bene, rispettati e supportati, la loro capacità di apprendimento e crescita si espande notevolmente. È un invito a creare scuole in cui la gioia e la scoperta siano importanti quanto i voti e i punteggi dei test.

ARTE VINCENZO, Crescere senza voti, il metodo che sta cambiando la scuola, Mondadori, 2023

"Crescere senza voti" di Vincenzo Arte affronta un tema urgente: il disagio diffuso tra gli studenti in Italia e nel mondo. L'autore dipinge un quadro crudo di studenti demotivati, alle prese con problemi emotivi e sociali, che soffrono di attacchi di panico e si sentono invisibili agli occhi degli insegnanti che non comprendono i loro veri bisogni. Si tratta di giovani sempre più ansiosi, intrappolati in un ciclo di memorizzazione meccanica, ossessionati dal rendimento, dai voti e dalla paura del fallimento. Questa sofferenza studentesca, costantemente evidenziata dalla ricerca e vissuta quotidianamente da milioni di famiglie, ha raggiunto livelli critici, creando costi sociali insostenibili.

La domanda centrale di Arte è urgente: come possiamo porre fine a questa sofferenza? Come possiamo trasformare la scuola in un luogo di benessere, apprendimento duraturo e crescita personale? Il libro offre una risposta attraverso la storia della "Scuola delle Relazioni e della Responsabilità". Questo progetto è iniziato nel 2016 con un gruppo di insegnanti del liceo Morgagni di Roma e, nel giro di pochi anni, si è evoluto in un modello didattico innovativo con risultati straordinari.

"Crescere senza voti" racconta questo esperimento, che sta ora ispirando cambiamenti in tutta Italia. È la testimonianza di un "cambiamento di paradigma" – un cambiamento fondamentale nel modo in cui pensiamo e affrontiamo l'istruzione – che ha riscritto le regole e gli obiettivi della vita in classe. Il successo di questo modello è attribuito a diversi elementi chiave. L'uso efficace del tempo scolastico, l'apprendimento tra pari (in cui gli studenti imparano gli uni dagli altri), una forte attenzione alle relazioni e l'uso "intelligente" dei compiti a casa hanno contribuito a creare un clima sereno e collaborativo tra studenti e insegnanti.

Tuttavia, il cambiamento più radicale, quello che ha davvero "ribaltato la situazione", è stata l'abolizione dei voti tradizionali e l'adozione di nuovi strumenti di valutazione. Nelle "aule senza voti" nel liceo Morgagni, lo stress associato agli esami orali e alle prove scritte è svanito. Al suo posto, sono fiorite emozioni positive, favorendo non solo un approccio allo studio più maturo ed efficace, ma anche una maggiore autostima, consapevolezza di sé e capacità di collaborare con gli altri.

Il libro di Arte dimostra che una scuola in cui gli studenti possano crescere senza la paura dei voti, un luogo che educhi alla responsabilità anziché limitarsi a giudicare le prestazioni, non è solo un sogno: esiste. È una narrazione potente su come ripensare la valutazione possa aprire la strada a un'esperienza educativa più umana, efficace e gioiosa.

CORSINI CRISTIANO, La fabbrica dei voti, sull'utilità e il danno della valutazione a scuola, Laterza, 2025

"La fabbrica dei voti" di Cristiano Corsini approfondisce un aspetto onnipresente della nostra vita educativa: i voti. Che siano espressi come numeri o come giudizi descrittivi, i voti ci accompagnano per tutto il percorso scolastico. È opinione diffusa che i voti siano un incentivo all'apprendimento e che puntare a un "eccellente" o a un "10" aiuti gli studenti a sviluppare le conoscenze e le competenze essenziali necessarie per la vita adulta. Dopotutto, "si è sempre fatto così". Ma Corsini contesta questo assunto: la tradizione è una ragione sufficiente per continuare? Siamo davvero sicuri che un sistema scolastico incentrato sui voti sia l'approccio più efficace? O esiste un modo migliore per valutare gli studenti?

Questo libro invita i lettori a scoprire che la valutazione non deve limitarsi a creare classifiche o assegnare etichette. Corsini sostiene, invece, che è possibile utilizzare la valutazione in un modo che arricchisca l'insegnamento e favorisca un'atmosfera più calma e positiva, sia dentro che fuori dalla classe.

Corsini esamina criticamente i presupposti comuni sui voti. Si chiede se la pressione per ottenere voti alti promuova realmente una comprensione profonda o incoraggi semplicemente un apprendimento superficiale finalizzato al superamento degli esami. Probabilmente esplora come i voti possano creare competizione anziché collaborazione, aumentare l'ansia e potenzialmente scoraggiare gli studenti in difficoltà, inducendoli a disimpegnarsi dall'apprendimento.

Il titolo stesso "la fabbrica dei voti" suggerisce una critica a un sistema che potrebbe produrre valutazioni in serie senza necessariamente generare un apprendimento autentico o promuovere la crescita individuale. Implica un processo meccanico che potrebbe trascurare le complessità dello sviluppo e della comprensione umana.

Invece di abbandonare del tutto la valutazione, Corsini propone di cambiarne lo scopo. Sostiene forme di valutazione integrate nel processo di apprendimento, che forniscano un feedback costruttivo che aiuti gli studenti a comprendere i propri punti di forza e di debolezza, guidandoli verso il miglioramento. Questo tipo di valutazione supporta l'apprendimento anziché limitarsi a giudicarlo. Può aiutare gli insegnanti a personalizzare l'insegnamento in modo più efficace, rispondendo alle esigenze degli studenti in tempo reale.

Concentrandosi sulla valutazione come strumento di miglioramento e comprensione, piuttosto che come semplice giudizio finale, Corsini suggerisce che le scuole possano diventare luoghi in cui gli studenti sono incoraggiati a correre rischi, imparare dagli errori e sviluppare un autentico amore per l'apprendimento, liberi dalla pressione costante di un punteggio numerico. Questo approccio mira a creare un ambiente scolastico in cui la valutazione sia al servizio dello studente, piuttosto che il contrario

Le immagini delle copertine dei libri su questo blog sono utilizzate esclusivamente a fini informativi culturali. Questo blog non detiene alcun diritto sulle copertine mostrate. Tutti i diritti sulle immagini, sui testi e sulle opere citate appartengono ai rispettivi autori ed editori.

Con un semplice gesto, puoi darci il feedback di cui abbiamo bisogno? E' facile, veloce e ci aiuta immensamente a creare contenuti sempre migliori.

Clicca sulle stelline qui sotto 👇😀 il tuo parere è prezioso! Grazie.

Valutazione: 0 stelle
0 voti