La formazione continua degli insegnanti, un percorso olistico di crescita professionale e personale.

Ciao a tutti, cari colleghi e appassionati del mondo dell'istruzione!

Vi siete mai chiesti cosa significa davvero crescere come insegnante nel panorama attuale? Essere un insegnante, oggi più che mai, è un'arte complessa che va ben oltre la semplice trasmissione di nozioni. Richiede passione, dedizione, ma soprattutto una costante evoluzione.

Ed è proprio di questo che parleremo oggi: la formazione continua degli insegnanti. Non un mero aggiornamento tecnico, ma un vero e proprio percorso olistico di crescita professionale e personale, che ci accompagna dalla teoria alla pratica quotidiana in classe. Troppo spesso ci si concentra solo sulle nuove metodologie didattiche o sugli strumenti tecnologici, dimenticando che l'insegnante è, prima di tutto, una persona con un bagaglio di emozioni, relazioni e bisogni.

In questo articolo, rifletteremo insieme sull'importanza cruciale di un approccio che considera l'insegnante nella sua interezza. Esploreremo come un percorso formativo a 360 gradi possa non solo affinare le nostre competenze didattiche, ma anche rafforzare il nostro benessere emotivo, le nostre capacità relazionali e la nostra resilienza. Scopriremo come integrare la teoria più innovativa con la pratica sul campo, per diventare educatori non solo efficaci, ma anche felici e appagati.

Siete pronti a intraprendere questo viaggio di scoperta e crescita? Iniziamo!

 

Il dibattito sull'istruzione si è sempre confrontato con la complessa interazione tra apprendimento strutturato e l'innata spinta umana all'esplorazione. In questo contesto, la formazione continua degli insegnanti si configura non solo come un aggiornamento tecnico, ma come un profondo e olistico percorso di crescita professionale e personale, che collega in modo armonioso la teoria alla pratica quotidiana in classe. Essere un insegnante nel panorama contemporaneo richiede un'arte che trascenda la mera trasmissione di conoscenze, necessitando di passione, dedizione e, soprattutto, di un impegno incrollabile verso l'evoluzione.

Questo articolo vuole approfondire il significato cruciale di un approccio che considera l'insegnante nella sua interezza. Esamina come un percorso di sviluppo a 360 gradi possa non solo affinare le competenze pedagogiche, ma anche rafforzare il benessere emotivo, le capacità relazionali e la resilienza. Integrando la teoria innovativa con l'applicazione pratica, gli educatori possono evolversi non solo in professionisti efficaci, ma anche in individui appagati e coinvolti. Questo percorso richiede un'immersione profonda nei fondamenti storici e filosofici del pensiero pedagogico, in particolare per quanto riguarda la pedagogia del gioco e le sue profonde implicazioni per il ruolo dell'insegnante nella salvaguardia dell'integrità del bambino.

Storicamente, il riconoscimento del gioco come componente legittima e vitale dell'educazione ha subito una significativa evoluzione. Mentre i paradigmi precedenti spesso relegavano il gioco ai margini dell'apprendimento serio, il XIX secolo ha segnato una svolta cruciale con il concetto pionieristico di Kindergarten di Friedrich Fröbel. Fröbel non considerava il gioco come ozio, bensì come la "massima espressione dello sviluppo umano", una manifestazione spontanea e auto-attiva del mondo interiore. I suoi "doni" e "occupazioni", meticolosamente progettati, erano materiali di gioco pensati per guidare i bambini alla scoperta di sé e alla comprensione del mondo, ponendo così le basi per un più ampio riconoscimento del valore educativo del gioco.

Filosofi e psicologi dell'educazione successivi hanno ulteriormente consolidato il prestigio accademico del gioco. Maria Montessori ha enfatizzato l'attività finalizzata e autodiretta all'interno di un ambiente predisposto, mentre Jean Piaget ha teorizzato lo sviluppo cognitivo attraverso l'assimilazione e l'accomodamento nel gioco. Lev Vygotsky ha sottolineato il ruolo cruciale del gioco nella Zona di Sviluppo Prossimale, dove i bambini mettono alla prova le proprie capacità e interiorizzano strumenti culturali attraverso scenari immaginativi. Queste traiettorie storiche illuminano una consapevolezza graduale, ma profonda: il gioco non è antitetico all'apprendimento; è, di fatto, uno dei suoi più potenti facilitatori.

L'integrazione del gioco in una filosofia educativa olistica si allinea perfettamente con l'imperativo di una formazione continua per gli insegnanti, che vada oltre il mero aggiornamento tecnico. Come articolato nel discorso pedagogico contemporaneo, la crescita di un educatore deve comprendere le dimensioni cognitive, emotive, relazionali ed etiche. Applicare questa prospettiva alla pedagogia del gioco significa fornire agli insegnanti non solo tecniche per organizzare il gioco, ma anche una profonda comprensione del suo potere trasformativo. Questa comprensione permette loro di creare ambienti in cui i bambini possano fiorire pienamente, senza compromettere la loro innata curiosità e autonomia.

La dimensione pedagogica

Dal punto di vista pedagogico, il gioco riconfigura le dinamiche tradizionali della classe, allontanandosi da un modello didattico e trasmissivo per abbracciare un approccio basato sul coinvolgimento attivo e sulla co-costruzione della conoscenza. Un educatore formato nella pedagogia olistica del gioco comprende che l'apprendimento non riguarda solo "cosa insegnare", ma fondamentalmente "come si conosce", "chi è lo studente" e "perché si educa".

  1. Il gioco come metodologia per la valutazione critica e la costruzione della conoscenza: In un contesto ludico, i bambini non sono destinatari passivi, ma agenti attivi. Metodologie come l'apprendimento basato sui problemi e l'apprendimento cooperativo trovano la loro naturale espressione negli scenari di gioco. Quando i bambini si impegnano a costruire un fortino, a risolvere un puzzle o a simulare una situazione sociale complessa, in sostanza si confrontano con i problemi, formulano soluzioni ipotetiche, verificano i risultati e collaborano con i coetanei. L'insegnante, agendo come "agente epistemico", facilita questi processi, guidando i bambini non solo attraverso il "sapere cosa", ma anche attraverso il "sapere come" e il "sapere essere". Imparano a valutare criticamente, ad adattare le strategie e a costruire la loro comprensione del mondo attraverso l'esperienza diretta.
  • Proteggere il cuore e l'anima del bambino: questo approccio libera il bambino dalla dipendenza intellettuale. Permettendogli di esplorare, sperimentare e persino sbagliare in un ambiente a basso rischio, il gioco alimenta la sua curiosità intrinseca e rafforza la fiducia nelle sue capacità cognitive. Riduce l'ansia spesso associata alla valutazione formale, consentendo un coinvolgimento gioioso e autentico nell'apprendimento.
  • Educare senza ledere l'integrità dello studente: l'educazione attraverso il gioco evita di imporre una "verità preconfezionata". Al contrario, fornisce strumenti per l'indagine autonoma, proteggendo il bambino dall'indottrinamento e dalla passività intellettuale. Rispetta la sua naturale spinta a dare un senso al mondo secondo i propri termini, preservando così la sua innata libertà intellettuale e il suo senso di autonomia.
  1. La classe come laboratorio epistemologico dinamico: il gioco trasforma l'ambiente di apprendimento in un laboratorio dinamico dove la sperimentazione e la ricerca sono fondamentali. L'insegnante, operando come "ricercatore sul campo" della propria pratica, osserva, analizza e adatta le strategie in base al coinvolgimento dei bambini e ai risultati di apprendimento. In questo contesto, gli errori non sono fallimenti ma preziose opportunità di apprendimento e perfezionamento, che incoraggiano la resilienza e le capacità di risoluzione dei problemi.
  • Proteggere il cuore e l'animo del bambino: un educatore che abbraccia questa mentalità orientata alla ricerca trasmette l'importanza di porre domande, provare e riprovare. Questo favorisce nei bambini una mentalità di crescita, in cui la perseveranza è valorizzata rispetto al successo immediato e la paura del giudizio è ridotta al minimo. Costruisce un locus of control interno e fiducia nella loro capacità di superare le sfide.
  • Educare senza compromettere l'integrità dello studente: questo approccio salvaguarda l'integrità intellettuale del bambino incoraggiando un impegno continuo e l'autocorrezione, anziché la mera conformità. Insegna loro che il percorso verso la conoscenza è spesso iterativo e ricco di scoperte, prevenendo la demotivazione che può derivare da un sistema educativo rigido e avverso all'errore.

La dimensione antropologica

Da una prospettiva antropologica, il gioco non è semplicemente un metodo, ma un'attività umana fondamentale che coglie l'essenza stessa dell'essere umano. Un educatore con una comprensione olistica riconosce che il bambino non è una tabula rasa, ma un soggetto attivo, dotato di conoscenze pregresse, intuizioni e un'innata capacità di elaborazione autonoma. Questa prospettiva rafforza la visione del bambino come individuo con una dignità unica, capace di pensiero critico e autodeterminazione.

  1. Il bambino come esploratore innato e creatore di significato: Gli esseri umani sono, per natura, investigatori e creatori di significato. Il gioco è lo strumento principale attraverso il quale i bambini esplorano l'ambiente circostante, mettono alla prova i limiti, comprendono i ruoli sociali e costruiscono le proprie narrazioni personali. Un educatore costantemente formato in questa visione olistica incarna questa essenza, riconoscendo che il bambino è un "piccolo scienziato", desideroso di indagare e comprendere il mondo che lo circonda.
  • Proteggere il cuore e l'animo del bambino: riconoscere e coltivare la naturale curiosità del bambino significa rispettarne l'essenza di esploratore. Mantiene vivi lo stupore e il desiderio di apprendere, contrastando la passività che può derivare da modelli educativi puramente trasmissivi. Gli permette di interagire con il mondo in modo autentico, favorendo un profondo senso di connessione e di scopo.
  • Educare senza ledere l'integrità dello studente: questa comprensione impedisce di ridurre il bambino a una mera entità cognitiva. Riconosce la validità delle sue esperienze e dei suoi sentimenti, che influenzano profondamente il suo percorso di apprendimento. Valorizzando la sua innata spinta all'esplorazione, gli educatori evitano di soffocare la sua creatività e la sua motivazione intrinseca, preservando così la sua traiettoria di sviluppo olistica.
  1. Interdipendenza tra cognizione ed emozione: lo sviluppo olistico degli insegnanti enfatizza il legame intrinseco tra cognizione ed emozione. Nel gioco, questa connessione è particolarmente evidente. I bambini provano gioia, frustrazione, trionfo ed empatia: tutte emozioni che sono parte integrante del processo di apprendimento. Comprendere che l'apprendimento coinvolge la persona nella sua interezza – mente, corpo ed emozioni – trasforma la percezione del bambino in un essere complesso e unico, le cui esperienze e sentimenti influenzano profondamente il suo percorso cognitivo.
  • Proteggere il cuore e l'anima del bambino: un ambiente educativo empatico e relazionalmente competente, spesso favorito dal gioco, fa sentire il bambino visto, ascoltato e valorizzato. Questo protegge il suo benessere emotivo da sentimenti di inadeguatezza o alienazione, promuovendo un senso di appartenenza e la libera espressione di sé, elementi cruciali per un sano sviluppo cognitivo ed emotivo.
  • Educare senza ledere l'integrità dello studente: questo approccio riconosce che la relazione tra studente ed educatore è fondamentale. Riconosce che le emozioni giocano un ruolo chiave nella costruzione della conoscenza, prevenendo il riduzionismo accademico che può ignorare il panorama emotivo del bambino. Promuovendo un clima di fiducia e apertura, garantisce che l'integrità emotiva del bambino sia rispettata e supportata.

La dimensione ontologica:

Da una prospettiva ontologica, la pedagogia del gioco si addentra nell'essenza stessa di ciò che significa educare, essere un bambino ed essere un educatore. Essa postula che l'educazione non sia semplicemente la trasmissione di conoscenze statiche, ma una coevoluzione tra insegnante e studente nel processo di scoperta.

  1. Il bambino come "soggetto conoscente" in divenire: Essere un bambino, in questa prospettiva, significa essere un "soggetto conoscente" in un continuo stato di divenire. Il gioco è la modalità primaria attraverso cui questo divenire si manifesta. È attraverso il gioco che i bambini mettono alla prova i confini della propria identità, esplorano i potenziali sé e integrano nuove comprensioni nel loro essere in evoluzione. La formazione olistica degli insegnanti garantisce che gli educatori siano pienamente consapevoli di questa ontologia co-costruttiva, rispettando la capacità intrinseca del bambino di dare un senso al mondo e al proprio posto al suo interno.
  • Proteggere il cuore e l'animo del bambino: questa prospettiva riconosce l'innata capacità di agire del bambino e il suo diritto di essere artefice del proprio percorso di sviluppo. Protegge dall'imposizione di identità rigide o percorsi predeterminati, permettendo al suo autentico sé di emergere e fiorire. Questo rispetto per la sua traiettoria unica favorisce l'accettazione di sé e la pace interiore.
  • Educare senza ledere l'integrità dello studente: riconoscendo il bambino come "soggetto conoscente", gli educatori evitano di trattarlo come un vaso vuoto da riempire. Questo preserva l'autonomia intellettuale e spirituale del bambino, garantendo che l'educazione supporti il ​​suo percorso di scoperta di sé anziché imporlo. Gli consente di essere partecipante attivo nel proprio percorso di crescita.
  1. L'insegnante come guida e co-discente: In questo quadro ontologico, l'insegnante non è semplicemente un dispensatore di informazioni, ma una guida, un facilitatore e un co-discente. Il suo continuo sviluppo implica la coltivazione di una profonda consapevolezza di sé e la comprensione del proprio essere in evoluzione, che a sua volta influenza la sua interazione con gli studenti. Questo processo reciproco di crescita garantisce che l'incontro educativo sia dinamico e reciprocamente arricchente.
  • Proteggere il cuore e l'animo del bambino: un insegnante che si considera un co-discente promuove un ambiente di rispetto reciproco e di ricerca condivisa. Questo riduce gli squilibri di potere e fa sentire il bambino genuinamente valorizzato come protagonista del processo di apprendimento. Tale approccio previene sentimenti di alienazione o inadeguatezza, favorendo un senso di appartenenza e di sicurezza psicologica.
  • Educare senza ledere l'integrità dello studente: quando gli insegnanti assumono il ruolo di co-discenti, incarnano l'umiltà, la curiosità intellettuale e la continua ricerca della conoscenza. Questo impedisce che l'insegnante venga percepito come un'autorità infallibile, proteggendo così lo studente dall'intimidazione intellettuale e incoraggiandolo a mettere in discussione, interrogarsi ed esplorare in modo indipendente. Garantisce che la voce e la prospettiva dello studente siano parte integrante del percorso educativo.
  1. L'educazione come percorso condiviso di attribuzione di significato: In definitiva, la dimensione ontologica dello sviluppo olistico degli insegnanti inquadra l'educazione come un percorso condiviso di attribuzione di significato. È un processo in cui sia l'educatore che lo studente si trasformano, scoprendo, adattandosi e integrando continuamente nuove conoscenze. Questa continua evoluzione è il segno distintivo della vera crescita, che va oltre l'acquisizione di competenze per arricchire lo spirito umano.
  • Proteggere il cuore e l'animo del bambino: attraverso un percorso condiviso, il bambino viene riconosciuto come un co-creatore vitale di significato. Questo protegge il suo innato senso di meraviglia e di scopo, rafforzando l'idea che l'apprendimento sia un'attività umana intrinsecamente significativa e collaborativa. Favorisce un profondo legame con la conoscenza e con gli altri.
  • Educare senza ledere l'integrità dello studente: questa concezione garantisce che l'educazione non sia un processo di imposizione, bensì di invito. Rispetta la capacità innata del bambino di acquisire saggezza e intuizione, prevenendo qualsiasi forma di coercizione intellettuale. Coltiva un ambiente in cui l'integrità viene preservata attraverso un coinvolgimento autentico, la scoperta reciproca e un impegno condiviso per la crescita.

In conclusione, lo sviluppo professionale continuo degli insegnanti, se affrontato in modo olistico, trascende la mera formazione tecnica. Si tratta di un percorso profondo che integra metodologie pedagogiche, spunti antropologici e riflessioni ontologiche. Comprendendo il significato storico e filosofico del gioco e applicandolo a queste diverse dimensioni, gli educatori sono preparati non solo a insegnare efficacemente, ma anche a nutrire il cuore e l'anima del bambino, garantendo che l'educazione si svolga come un'esperienza rispettosa, arricchente e profondamente umana, che salvaguardi l'integrità di ogni studente.

In sintesi

Questo articolo esplora la formazione continua degli insegnanti non come un semplice aggiornamento tecnico, ma come un percorso olistico di crescita professionale e personale. Sottolinea l'importanza di considerare l'insegnante nella sua interezza, promuovendo lo sviluppo di competenze didattiche, benessere emotivo, capacità relazionali e resilienza. L'articolo approfondisce i fondamenti storici e filosofici della pedagogia del gioco, evidenziandone il ruolo cruciale nel catalizzare l'apprendimento attivo e nel preservare l'integrità del bambino. Vengono analizzate tre dimensioni chiave – pedagogica, antropologica e ontologica – per mostrare come il gioco favorisca la costruzione autonoma della conoscenza, riconosca il bambino come esploratore e creatore di significato, e ridefinisca l'insegnante come guida e co-discente in un percorso educativo condiviso e trasformativo. L'obiettivo finale è formare educatori efficaci, felici e appagati, che proteggono il "cuore e l'anima" di ogni studente.

Punti Salienti

  1. L'insegnante è presentato come un "agente epistemico", un "ricercatore sul campo", una guida e un co-discente, che deve coltivare una profonda consapevolezza di sé e del proprio essere in evoluzione.
  2. Il bambino è visto come un "soggetto conoscente" in divenire, un esploratore innato, un creatore di significato, non una "tabula rasa" ma un individuo attivo con dignità unica e capacità di pensiero critico.
  3. Il testo progredisce dall'introduzione del concetto di formazione olistica, attraverso l'analisi storica e filosofica della pedagogia del gioco, per poi esplorare le sue implicazioni nelle dimensioni pedagogica, antropologica e ontologica.
  4. L'educazione è descritta come un'arte complessa che va oltre la trasmissione di nozioni, un processo co-costruttivo e trasformativo in cui cognizione ed emozione sono intrinsecamente legati. La classe diventa un "laboratorio epistemologico dinamico".
  5. La formazione continua è un "percorso olistico di crescita professionale e personale" che integra dimensioni cognitive, emotive, relazionali ed etiche dell'educatore.
  6. l gioco è riconosciuto come la "massima espressione dello sviluppo umano", un "potente facilitatore" dell'apprendimento, che libera il bambino dalla dipendenza intellettuale e nutre la curiosità intrinseca.
  7. Questo concetto sottolinea l'importanza di salvaguardare il benessere emotivo, la curiosità, l'autonomia e l'integrità del bambino nell'ambiente educativo.
  8. Questo tema si concentra sul rispetto dell'autonomia intellettuale, spirituale ed emotiva del bambino, evitando l'indottrinamento, la passività e il riduzionismo accademico.
  9. Gli errori non sono fallimenti, ma "preziose opportunità di apprendimento e perfezionamento" che incoraggiano la resilienza e le capacità di risoluzione dei problemi.
  10. L'apprendimento coinvolge la persona nella sua interezza – mente, corpo ed emozioni – e un ambiente educativo empatico è cruciale per il benessere emotivo e lo sviluppo cognitivo.
  11. L'educazione è vista come un processo in cui sia l'educatore che lo studente si trasformano, scoprendo e integrando continuamente nuove conoscenze in un percorso coerente di crescita.

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L'Educazione come "Percorso condiviso di attribuzione di significato" e co-evoluzione

Questa idea si concentra sulla natura intrinsecamente relazionale e trasformativa dell'educazione, concepita come un viaggio in cui sia l'insegnante che lo studente sono co-creatori di significato e co-evolvono. Si basa sui concetti di "co-costruzione", "co-discente" e "percorso condiviso di attribuzione di significato" presenti nel testo.

Livelli di Visualizzazione:

  1. Livello Pedagogico: Come la teoria influenza la pratica dell'insegnante.
    • La teoria del "percorso condiviso" sposta la pratica dell'insegnante da un modello autoritario a uno collaborativo. L'insegnante, in un’ottica olistica, progetta attività che incoraggiano il dialogo, la negoziazione e la costruzione collettiva della conoscenza, anziché la mera ricezione passiva. Questo può manifestarsi attraverso progetti collaborativi, discussioni guidate, apprendimento tra pari e l'integrazione di esperienze personali degli studenti nel curriculum. L'insegnante assume il ruolo di "co-discente", dimostrando umiltà intellettuale, curiosità e apertura al fatto che anche lui può imparare dagli studenti. La valutazione si estende oltre i risultati finali per includere il processo di apprendimento, la collaborazione e la crescita individuale e collettiva.
  2. Livello Antropologico: Che cosa ci dice sulla persona, del bambino e della sua crescita integrale.
    • Da una prospettiva antropologica, l'essere umano è un "creatore di significato" intrinsecamente sociale. La crescita integrale non è un percorso solitario, ma si realizza pienamente nell'interazione e nella condivisione. Il bambino è riconosciuto come un "co-creatore vitale di significato", la cui prospettiva e voce sono essenziali per la ricchezza del processo educativo. Questa visione valorizza la diversità delle esperienze e delle interpretazioni, promuovendo un senso di interconnessione e responsabilità reciproca. La persona cresce quando le è permesso di contribuire attivamente, di vedere le proprie idee premurose e di sentirsi parte di una comunità di apprendimento.
  3. Livello Ontologico: Cosa significa educare, che cos'è l'essere bambino, che cos'è l'essere insegnante.
    • Educare significa intraprendere un viaggio trasformativo reciproco, dove sia l'educatore che lo studente si scoprono, si adattano e integrano continuamente nuove conoscenze e modi di essere. È un invito, non un'imposizione. Essere bambino significa essere un "soggetto conoscente" con un innato desiderio di dare un senso al mondo, e la cui identità si plasma in relazione con gli altri e con la conoscenza che emerge da questa interazione. Essere insegnante significa essere un facilitatore di questa co-evoluzione, un "compagno di viaggio" che incarna l'umiltà, la curiosità e la ricerca continua della conoscenza. La vera crescita è un processo continuo che arricchisce lo spirito umano di entrambi, andando oltre la mera acquisizione di competenze.

 

Questo concetto tutela l'animo dell'alunno riconoscendolo come un "co-creatore vitale di significato". Questo "protegge il suo innato senso di meraviglia e di scopo", rafforzando l'idea che l'apprendimento sia un'attività umana "intrinsecamente significativa e collaborativa". Evitando qualsiasi forma di "coercizione intellettuale", si rispetta la sua capacità innata di acquisire saggezza e intuizione, garantendo che la sua voce e la sua prospettiva siano parte integrante del percorso. Si promuove un "profondo legame con la conoscenza e con gli altri", coltivando un ambiente in cui l'integrità viene preservata attraverso un coinvolgimento autentico, la scoperta reciproca e un impegno condiviso per la crescita, favorendo un senso di appartenenza e autostima.

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AA.VV., Far bene a scuola, strumenti di educazione positiva per insegnanti e alunni felici, La Meridiana, 2026

Questo libro introduce un concetto chiamato educazione positiva . Immaginate una scuola in cui gli studenti non solo imparano a leggere, scrivere e fare matematica, ma si sentono anche bene con se stessi e con il loro percorso di apprendimento. L'educazione positiva consiste nel combinare solide ricerche scientifiche in psicologia con metodi pratici per aiutare tutti a scuola – studenti e insegnanti – a sentirsi meglio e ad apprendere in modo più efficace.

L'idea principale alla base di "Doing Well in School" è che sentirsi bene e imparare bene non sono due cose separate, ma vanno di pari passo. Quando gli studenti si sentono felici, supportati e sicuri di sé, hanno molte più probabilità di avere successo a livello scolastico. Allo stesso modo, quando gli insegnanti si sentono preparati e positivi, possono creare un ambiente di apprendimento più coinvolgente ed efficace.

Questo libro si configura come un pratico "kit di strumenti" per gli insegnanti. È pensato per aiutarli a integrare strategie per il benessere nella didattica quotidiana senza compromettere la qualità delle lezioni. Tratta importanti modelli teorici – i principi fondamentali della psicologia positiva – per poi passare alle applicazioni pratiche. Una caratteristica chiave è un approccio innovativo chiamato ACTIONS (Attività, Calma, Trasformazione, Identità, Ottimismo, Nutrimento, Socialità). Questo modello fornisce suggerimenti e attività concrete utilizzabili in qualsiasi contesto scolastico, dalla scuola primaria alla scuola secondaria di secondo grado.

L'obiettivo è arricchire le pratiche didattiche e rafforzare le competenze psicosociali essenziali . Si tratta di quelle competenze che aiutano le persone a comprendere e gestire le proprie emozioni, a stabilire e raggiungere obiettivi positivi, a provare ed esprimere empatia per gli altri, a mantenere relazioni sane e a prendere decisioni responsabili. Concentrandosi su queste competenze, il libro si propone di migliorare non solo la vita scolastica degli studenti, ma anche il benessere generale dell'intera comunità scolastica, compresi insegnanti, personale e persino le famiglie.

Che siate insegnanti, professionisti del settore educativo o semplicemente persone interessate ad aiutare le giovani generazioni a costruire un futuro migliore, questo libro offre una guida passo passo per mettere il benessere al centro dell'esperienza educativa. Incoraggia i lettori ad agire, sottolineando come il rafforzamento di queste competenze sociali ed emotive porti a risultati migliori per tutti coloro che sono coinvolti nell'istruzione.

BARBERA FILIPPO, Disgrafia e disortografia : cosa fare (e non), scuola primaria, guida rapida per gli insegnanti, Erickson, 2026

Questo libro è una guida concisa e di facile utilizzo, pensata appositamente per gli insegnanti della scuola primaria. Fa parte di una collana di successo che offre consigli pratici agli educatori. L'autore, Filippo Barbera, ha già scritto altri libri sui Disturbi Specifici dell'Apprendimento (DSA) e in questo volume fornisce istruzioni immediate e concrete per affrontare le difficoltà più comuni legate alla disgrafia e alla disortografia .

Chiariamo il significato di questi termini:

  • La disgrafia è un disturbo dell'apprendimento che influisce sulla capacità di una persona di scrivere. Può comportare difficoltà con la calligrafia, l'ortografia e l'organizzazione dei pensieri su carta. Ad esempio, un bambino con disgrafia potrebbe avere difficoltà a formare correttamente le lettere, a scrivere in modo leggibile o a mantenere una spaziatura uniforme.
  • La disortografia è una difficoltà specifica nell'ortografia e nella scrittura accurata. Va oltre i semplici errori di ortografia e comporta sfide costanti nell'applicazione delle regole ortografiche, nella corretta trascrizione dei suoni in lettere e nell'uso della punteggiatura.

Scritta nello stile di un manuale di formazione per insegnanti, questa guida delinea chiaramente gli approcci che gli insegnanti dovrebbero adottare e, altrettanto importante, i comportamenti da evitare quando si trovano di fronte a studenti con difficoltà di scrittura e ortografia. Affronta 16 situazioni problematiche specifiche che gli insegnanti incontrano frequentemente in classe.

L'obiettivo principale di "Disgrafia e disortografia" è aiutare gli insegnanti a creare un ambiente di apprendimento più inclusivo e favorevole per tutti gli studenti. Comprendendo queste specifiche difficoltà di apprendimento e sapendo come affrontarle efficacemente, gli insegnanti possono supportare al meglio gli studenti con disgrafia e disortografia, aiutandoli a superare gli ostacoli e a raggiungere il successo nel loro percorso scolastico. Il libro promuove un'atmosfera in cui ogni studente si senta compreso, rispettato e capace di apprendere.

LaLAZZARO ELEONORA, Giochi e narrazioni nei laboratori socioeducativi, percorsi didattici ed esperienze, Carocci, 2026

Questo libro è una risorsa preziosa per insegnanti, educatori e genitori che credono nel potere trasformativo delle relazioni educative. Offre una raccolta di storie e attività pratiche che mettono in luce l'importanza dell'interazione umana per la crescita e lo sviluppo personale.

"Giochi e storie nei laboratori socio-educativi" offre esperienze didattiche concrete e realistiche, facilmente replicabili in diversi contesti. Illustra strumenti flessibili adattabili a diverse situazioni, risultando utile a un'ampia gamma di professionisti del settore educativo. Il libro condivide storie stimolanti di studenti, insegnanti e famiglie, dimostrando come le sfide e le difficoltà possano spesso trasformarsi in opportunità di cambiamento significativo e autentico. Mostra che gli ostacoli non sono solo barriere, ma possono diventare "trampolini di lancio" per la crescita e nuove prospettive.

Questo libro fa parte della collana "Ludens", curata da Beniamino Sidoti. La collana "Ludens" è nota per il suo approccio pratico ai giochi e al gioco in generale, con ogni volume incentrato su un argomento specifico o su un'esigenza professionale in modo approfondito ed esaustivo. In questo volume in particolare, l'accento è posto sull'utilizzo dei giochi e della narrazione come potenti strumenti educativi.

Attraverso le idee e le attività presentate, i lettori scopriranno come il gioco interattivo e la narrazione possano favorire relazioni più solide, incoraggiare il pensiero creativo, migliorare la comunicazione e costruire un senso di comunità. Si tratta di sfruttare la naturale inclinazione umana al gioco e alla narrazione per creare esperienze di apprendimento ricche e significative che supportino lo sviluppo emotivo, sociale e cognitivo. L'obiettivo finale del libro è quello di fornire a educatori e genitori gli strumenti per creare ambienti in cui i bambini possano imparare, crescere e trasformarsi attraverso metodi coinvolgenti e interattivi.

 

 

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